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play_arrow Il Conte Mascetti di Montecristo: il meglio del peggio del calcio! Radiostudiomompracem

play_arrow Vedrai, vedrai Luigi Tenco
play_arrow Il Cuore E' Uno Zingaro Nicola Di Bari
play_arrow La sedia di lillà Alberto Fortis
4
play_arrowQueen [Greatest Hits I, II & III: The Platinum Collection]
play_arrow We Will Rock You Queen
5
play_arrowChicago [The Very Best of Chicago: Only the Beginning]
play_arrow If You Leave Me Now Chicago
6
play_arrowElvis Costello
7
play_arrowTom Waits [Swordfishtrombones (2023 Remaster)]
play_arrow Soldier's Things (2023 Remaster) Tom Waits
8
play_arrowTerence Trent D'Arby
9
play_arrowKing Crimson [Radical Action to Unseat the Hold of Monkey Mind (Live)]
play_arrow Epitaph (Live) King Crimson
10
play_arrowSerge Gainsbourg & Jane Birkin [Monsieur Gainsbourg Originals]
play_arrow Je t'aime moi non plus Serge Gainsbourg & Jane Birkin
11
play_arrowSerenologhi
Qui a Radiostudiomompracem amiamo le playlist che non si limitano a scorrere: devono aprire finestre, accendere ricordi, mettere in dialogo epoche e sensibilità diverse. I brani di questa selezione hanno tutti una qualità rara: restano impressi non perché alzino il volume, ma perché trovano un equilibrio preciso tra melodia, presenza scenica e identità. E il primo titolo, in particolare, merita un ascolto senza distrazioni.
“Vedrai, vedrai” di Luigi Tenco è una delle espressioni più limpide della canzone italiana d’autore: essenziale, diretta, attraversata da una tenerezza quasi spoglia. La forza del brano sta nella sua misura: non cerca effetti, ma parla con una voce umana, fragile e ferma insieme. In una rotazione contemporanea, continua a distinguersi perché ricorda quanto possa essere moderno un arrangiamento sobrio quando è sostenuto da un’intenzione emotiva autentica. È il pezzo che consigliamo di ascoltare in cuffia, quando si vuole dare spazio alle sfumature.
Accanto a questa intensità, “Il Cuore E’ Uno Zingaro” di Nicola Di Bari porta una malinconia più aperta, melodica, quasi sospesa tra romanticismo e immediatezza pop. Ha il pregio di una linea vocale che si imprime senza sforzo, mentre “La sedia di lillà” di Alberto Fortis introduce una sensibilità più cantautorale e teatrale, con un colore musicale che resta elegante anche nel vivo della performance. Sono brani diversi, ma uniti da un’idea di canzone come spazio espressivo, non semplice contenitore.
Dal lato internazionale, “We Will Rock You” dei Queen è un monumento ritmico: pochi elementi, riconoscibilità immediata, energia collettiva. È una lezione di essenzialità che funziona ancora oggi nelle playlist perché parla un linguaggio universale. In una traiettoria più morbida, “If You Leave Me Now” dei Chicago mostra invece il fascino di una ballata costruita con delicatezza e precisione, dove il suono si apre con grazia e lascia respirare il sentimento.
“She” di Elvis Costello aggiunge un profilo intimo e raffinato, con una scrittura che sembra osservare l’emozione da vicino, quasi in controluce. Più notturno è “Soldier’s Things” di Tom Waits, che vive di dettagli, timbri ruvidi e immagini piccole ma densissime. È un ascolto che chiede attenzione e la ricompensa con un mondo sonoro unico.
Con “Dance little sister” di Terence Trent D’Arby entrano in scena groove e carisma, mentre “Epitaph (Live)” dei King Crimson porta la selezione su un terreno più drammatico e progressivo, dove il live amplifica la tensione emotiva. Chiude il percorso “Je t’aime moi non plus” di Serge Gainsbourg & Jane Birkin, brano che ha fatto della provocazione una forma d’arte, ma che oggi si ascolta soprattutto per la sua atmosfera ipnotica e per la chimica vocale irripetibile.
Se cercate una playlist equilibrata, il nostro suggerimento è di alternare brani intensi e brani più ariosi, lasciando che queste canzoni respirino una accanto all’altra. È proprio nel contrasto, quando è ben dosato, che nascono gli ascolti più belli. E questa selezione, nel suo insieme, lo dimostra con classe.
